L’arte di vivere con la Meditazoine Vipassana

Matteo SIMONE

 

Poiché le guerre cominciano nelle menti degli uomini, è nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della pace

(dal Preambolo della Costituzione dell’Unesco, 1945).

 

La meditazione consiste nel riportare la mente al momento presente, nel qui-e-ora. Aiuta a sviluppare calma, a relazionarsi, ad affrontare la sofferenza esistenziale e fisica, a gestire il dolore.

La morfina o altri antidolorifici riducono in media il dolore del 25%, la meditazione riduce il dolore del 40%.

La base della meditazione è concentrare la mente sul respiro e di mandare via pensieri intrusivi.

La tecnica più appropriata per esplorare la realtà interiore è la consapevolezza della respirazione: anapna-sati.

Non si tratta di un esercizio di respirazione, bensì di consapevolezza. Lo sforzo non è quello di controllare il respiro, ma quello di prendere coscienza di come il respiro stesso si manifesta.

Sforzandoci di fissare l’attenziohne sul respiro impariamo a rimanere nella realtà del momento presente.

Se sorge un pensiero, non lo seguiamo, e manteniamo l’attenzione sul respiro. In tal modo, sviluppiamo la capacità di focalizzare la mente su un determinato oggetto e di resistere  alle distrazioni: due qualità essenziali per ottenere una corretta concentrazione. (1)

La velocità di respirazione influenza la mente (2) Gli effetti di una riduzione della velocità di respirazione non si limitano solo al corpo, ma si estendono alla mente e alle emozioni. Una respirazione lenta, tranquilla, porta compostezza e un naturale sollievo dalle alterazioni emotive. Controllando e regolando la respirazione, si ottiene un controllo completo su se stessi, riuscendo a rimanere mentalmente tranquilli anche di fronte alle emozioni.

Per questo in Giappone si crede tradizionalmente che lo Zen, in cui il controllo della respirazione occupa un posto importante, sia una via all’autocontrollo.

La mancanza di autocontrollo fa si che persone, altrimenti capaci, sotto stress non siano in grado di fare quello che in condizioni normali sanno fare benissimo Quando c’è in gioco qualche cosa di importante, chi ha problemi emozionali di questo tipo si sente i muscoli e la mente tesi, il che impedisce di agire in modo appropriato.

Nessun accorgimento cosciente può fare nulla per risolvere questo problema, fuorchè il controllo della respirazione

La parola passan significa “vedere” e si riferisce al tipo ordinario di visione che abbiamo quando apriamo gli occhi, Il termine Vipassana, invece, si riferisce ad un tipo di visione speciale: l’osservazione della realtà all’interno di noi stessi, che si raggiunge scegliendo  le sensazioni fisiche come oggetto di attenzione.

 

(1)   William Hart, LA MEDITAZIONE VIPASSANA come insegnata da S.N. Goenka Un’arte di vivere, Edizioni ARTESTAMPA, 2011, Modena.

(2)   HIRAI T., Curarsi con la meditazione zen, Red Edizioni Milano, 2007.

 

Centri di riabilitazioneper alcolisti e tossicodipendenti (www.startagain.ch).

Informazioni sui corsi nelle carceri: www.prison.dhamma.org

Documentari sui corsi nelle carceri: www.pariyatti.org

Documentari sui corsi di dieci giorni nelle carceri indiane: www.ayana-book.com

La meditazione Vipassana per dirigenti: www.executive.dhamma.org


Dott. Matteo SIMONE
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